Una società del gruppo

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Pick A Lock

Una collana di racconti personali, di emozioni private messe in piazza senza paracadute, in una sorta di seduta psicanalitica fatta di immagini.

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Le ricette per un giorno sbagliato / Lella Zanotti / 2011

Dove sarà la mia borsa? È il primo dell’anno. Suona il telefono. Ma dove l’ho messo ieri sera? Speriamo sia un uomo che porta bene! Pronto, ah sì, ciao mamma! Buon Anno! Ieri? Il solito, le amiche della Virgi, tre ore di urla, risate, trucchi, vestiti ovunque… Non ti dico la sua camera! E io lì a dare consigli, tacco sì, tacco no, troppo nude, troppo suore. Poi? La cena. Carne, pesce, champagne, venti persone e cibo per cento. Oggi? La cucina un campo di battaglia, dopo una vita che mi sento Mary Poppins è il giorno giusto per esserlo davvero. A pranzo? Certo che potete venire, con tutto quello che è rimasto qualcosa mi inventerò. AAARGH! Per questo il primo giorno dell’anno è il giorno sbagliato. Perché vorremmo davvero che fosse un giorno da pubblicità del panettone.
Invece io, ieri sera ho finito pure la legna.

21.11.2012 – Oh no, un altro libro di foto su Napoli / Annakarin Quinto / 2012

Sono tornata a Napoli dopo 35 anni per raccontare una storia, quella della mia famiglia.
Volevo incontrare zio Vittorio, che ho sempre visto con la rollei in mano. Era un fotografo, come suo padre Guglielmo che insieme ai fratelli, Roberto e Vincenzo, fondò negli anni venti il primo studio fotografico di Napoli.
Scopro che zio Vittorio non era mio zio ma cugino di mio padre. Poi scopro che non era nemmeno cugino di mio padre ma cugino di mia nonna, la famosa Anna, di cui non so niente e che non ho mai incontrato, ma di cui porto il nome. Storie di famiglia. Ma sopratutto scopro di essere arrivata in ritardo. Di due anni.
Così, dopo 35 anni, mi ritrovo da sola, a Napoli, in compagnia di fantasmi. Ma come si possono fotografare i fantasmi? Provo con gli archivi di famiglia. Ne esco commossa, emozionata ed anche un po’ frastornata. Mi guardo intorno. Sono a Piazza Plebiscito. M’incammino verso il mare. Ed eccolo qui. Un altro libro su Napoli.
Eppure doveva essere tutta un’altra cosa.

Diario di un pennello in fuga / Filippo Gabelli / 2013

Una community è una strana e magmatica entità fatta da tante persone, ognuna delle quali apporta la propria quota di talenti, di peculiarità e di bizzarrie. E tutte insieme queste prospettive formano come per magia un quadro unitario, unico e sorprendente, qualcosa di molto più grande e di molto diverso della somma delle singole parti.
Filippo Gabelli è un giovane art director che da anni è un membro attivo della Community KleinRusso e così, quando ha deciso di trasferirsi in Australia insieme alla sua fidanzata Aria, è stato naturale chiedergli di realizzare un reportage fotografico che aggiungesse un’altra tessera a quel mosaico di esperienze significative che, un po’ casualmente e un po’ per precisa determinazione, ogni giorno la community sta componendo. Filippo ci ha mandato una serie di immagini che raccontano meglio di tanti verbosi discorsi gli stati d’animo di un uomo di ventotto anni che ha preso armi e bagagli e si è trasferito dall’altra parte del pianeta.
Quello che ne esce è un ritratto incredibilmente sincero, in cui sono presenti allo stesso tempo l’occhio smaliziato dell’art director e quello ingenuo dello scopritore del suo nuovo mondo. Una cifra stilistica rara e del tutto originale che parla di avventura, di voglia di vivere e di conoscere, ma che – come avrebbe detto un grande poeta recentemente scomparso – non esclude il ritorno. A presto, Filippo.

Ti racconto delle cose che ho visto / Carla Ladau / 2014

Della Finlandia non sappiamo granché: è un posto pieno di laghi; vi si parla una lingua simile a un codice fiscale con un sacco di “a” e di “k”; è l’unico paese al mondo con una passione per i telefonini superiore alla nostra. Più o meno, tutto qui. Ma la Finlandia è anche il posto da cui viene Carla Ladau. Non so quanti di voi abbiano la fortuna di conoscere Carla, ma con questo libro avete la possibilità di scoprire il suo inimitabile tocco scandinavo-romano. Un amalgama a dir poco sorprendente che dal Nord monocromatico ha mutuato il rigore e la purezza delle linee – del resto, con tutto quel bianco neve intorno, fare il designer è pur sempre un modo per mettere ordine nel layout esistenziale – e dal Mediterraneo policromo, la passionalità e l’ironia dello sguardo. In quasi vent’anni, che è all’incirca il tempo da cui percorre lo stivale, visitandone luoghi sconosciuti persino agli italiani, Carla ha messo insieme una galleria di immagini prospettiche del Belpaese, visto contemporaneamente da lontanissimo e da vicinissimo. Così come remoti e familiari allo stesso tempo sono gli oggetti quotidiani e i personaggi che abitano l’immaginario di questa finlandese di Roma. Ne risulta una geografia obliqua, un viaggio sentimentale stralunato, un portolano bizzarro con cui orientarsi nelle proteiformi correnti della vita in Italia. Ma senza pretendere di spiegare niente. Solo per il gusto di raccontare (s)oggettivamente quel che ha visto.